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breve viaggio alla scoperta del parco dei nebrodi,

 paesaggio di incomparabile bellezza

La Valle del Fitalia offre un paesaggio di grande fascino: dolomitiche Rocche si ergono imponenti, piccoli ruscelli scorrono lungo i versanti, fitti boschi ricoprono i fianchi scoscesi dei monti. Percorrendo la vecchia strada provinciale che si inerpica sul versante occidentale, si assiste ad un tripudio di colori: quelli delicati della primavera, quelli ombrosi dell'autunno, il bianco candido della neve che d'inverno copre le cime dei monti, l'inconsueto verde intenso dell'estate. E poi i paesi, autentici gioielli di un'architettura semplice ma ricca di suggestioni.
Usciti dall'autostrada A20 a Rocca di Caprileone, si percorre per circa 6 Km la s.p. 157 fino a Caprileone (Caprisusu), centro di origine medievale, un tempo casale della contea di S. Marco D'Alunzio. Il piccolo paese, rimasto estraneo alle violente trasformazioni urbanistiche degli ultimi decenni, conserva l'armonia architettonica del suo impianto originario che si può apprezzare inoltrandosi a piedi nell'abitato.
Qui spicca la Chiesa di S. Costantino che custodisce la pala d'altare d'epoca barocca, definita la "più bella del mondo", raffigurante il battesimo dell'Imperatore. Vicino alla Chiesa vi è la celebre fontana di Capri, sormontata da due leoni in pietra dalle cui bocche scorga la fresca acqua sorgiva. Proseguendo lungo la s.p. 157 per altri 3 Km, si giunge a Mirto, tranquillo centro agricolo adagiato su di un pianoro a 420 mt s.l.m. che guarda la verde valle del Fitalia e l'azzurro del mar Tirreno. Il suo toponimo deriva dal greco merlo, termine con cui si indicava la rigogliosa pianta del mirto di cui era ricco il suo territorio.
Come Caprileone, anche Mirto nasce come casale di S. Marco d'Alunzio. Nel nucleo urbano originario ricadono numerose chiese, tra le quali spicca per importanza la Matrice dedicata a Maria SS. Assunta (XV secolo), dal portale in pietra arenaria di stile gotico-catalano, al cui interno si possono ammirare il Crocifisso ligneo di Fra Umile da Petralia, un ciborio in marmo di scuola gaginiaria, la bella statua della Madonna di Giuseppe Gagini e altre pregevoli opere di artisti del '500 Procedendo da Mirto verso l'interno per alcuni chilometri si incontra Frazzanò, anticamente detta Belmonte dal nome del Castello attorno al quale si sviluppò il primo nucleo abitato. Il paese sorge a 555 mt s.l.m. a poca distanza dal Monastero basiliano di S. Filippo di Fragalà, il più importante monumento medioevale dei Nebrodi, ricostruito dall'Abate Gregorio nell'anno 1090 per volontà del Gran conte Ruggero. Il complesso monastico, costituito da una serie di edifici che prospettano su di un cortile centrale, in epoca normanna rappresentò il centro amministrativo e religioso del comprensorio. Il nucleo dell'abitato di Frazzanò si sviluppa, tra la Chiesa Madre e quella barocca di S. Lorenzo Confessore (Santo protettore della cittadina), con una fitta rete di stradine e piazzette dalle quali si gode uno splendido panorama. Sculture, cornici, stemmi, portali ornano le tante chiese nelle quali sono custodite oltre mille reliquie di santi a testimonianza della fede profonda che anima i suoi abitanti.. Nella Chiesa Madre si può notare una statua del Gagini risalente al 1575, Si riprende la s.p. 147 che, tra tornanti e strapiombi di grande fascino, porta a Longi ). Il paese è conosciuto come uno de 'i qunttru pulsi di li funci' assieme a Mirto, Frazzanò e Galati Mamertino. Superato Longi, a circa 3 Km, si incontra a destra il bivio per Portella Gazzana che conduce ai boschi di Mangalavite; mentre a sinistra si può ammirare il borgo contadino di Mile adagiato nell'omonimo Fosso. Arrivati a Galati Mamertino ci si può fermare a mangiare piatti genuini nei ristoranti tipici locali o a dormire presso case ristrutturate all'interno del centro storico. Uscendo dall'abitato e giunti a Rafa, ci si immette nel bosco per una strada asfaltata; dopo 300 mt., ad un quadrivia, si prosegue diritti fino ad incontrare un viottolo che porta sul crinale. Il percorso si svolge tra la vallata e la pineta e, passando dall'Aria Curatru, conduce fino a Pizzo Risigna a 1151 metri di quota. Da qui si scende fino a Portella d'Addrichi e, oltrepassando un cancello di legno, si prende la carrareccia a destra. Dopo 500 mt., nel vallone, si incontra una vecchia fontana; più avanti, superato un promontorio, si vede un pagliaio costruito con muri a secco e circondato da ginestre. Passato l'altro promontorio, si imbocca la carrareccia a destra che, scendendo in picchiata, porta a Piano delle Capre. Più giù, a Mulisa, una strada sterrata sulla sinistra porta fino al Catafurco attraverso il greto del torrente; sulla destra, invece, si può prendere un viottolo che conduce a Gali- ni e da qui si ritorna a Calati. Usciti dal paese e lasciato alle spalle il Santuario di Trofillo circondato da noccioleti, si continua per la provinciale, ombreggiata dalle fronde degli alberi che la costeggiano, per circa 5 Km fino al bivio per San Salvatore di Fitalia, dopo aver superato Portella, in località Calcatizzo, ci si immette nella strada che conduce a San Salvatore di Fitalia. Allungato su di un crinale a 615 mt s.l.m., al punto di confluenza dei due rami del fiume Fitalia da cui trae il nome, il paese è una vera e propria terrazza sulla rigogliosa omonima valle.

 

 

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